Archivi categoria: Sguardo

Leggere il mondo

“Oltre” (Foto di Elisabetta Arici)

“Poichè la nostra capacità in termini di spazio e tempo è troppo piccola per leggere nel libro del mondo, dobbiamo fidarci di coloro che vi hanno letto in passato o che, come contemporanei, poterono vedere ciò che noi non vediamo”

(Hans Blumemberg)

Se ci pensiamo aveva ragione Tommaso Campanella: ( http://it.wikipedia.org/wiki/Tommaso_Campanella) i libri di Dio concordano. Osservando la Natura e leggendo la Bibbia, e i testi sacri di molte religioni, sono infinitamente maggiori i punti di convergenza che le contraddizioni. L’universo che ci sta di fronte parla la lingua dell’universo che si cela in ogni uomo. Le leggi della fisica e i segreti del nostro cuore (che narriamo nella letteratura, nelle arti, nella filosofia) uniscono l’infinitamente grande con l’infinitamente piccolo, in una logica che va oltre quella conosciuta dalla nostra ragione. Il messaggio è proprio questo se ci facciamo caso: c’è qualcosa oltre. Oltre a quello che vediamo, oltre a quello che facciamo norma e sistema in questo mondo. Dipende da noi. Dipende da noi vedere e ascoltare. Dipende da come leggiamo questi libri. Se apriamo gli orizzonti, non vi è contraddizione perchè l’uomo unisce, amalgama i saperi, diviene parte attiva nella costruzione di una società migliore, più giusta e libera; se al contrario ci rinchiudiamo nel pregiudizio e nel dogma, tutto è più confuso, i libri si contraddicono e non vi è armonia. Sta a noi cogliere ciò che ci unisce, sta a noi provare a costruire ponti capaci di unire e non muri pensati per dividere. Non dipende da quanto siamo colti, da quanto abbiamo studiato, dalla condizione sociale: dipende dalla nostra esperienza di umanità, da quanto limpido è il nostro cuore. In questo senso i libri di Dio e i nostri libri sono specchi, perchè riflettono ciò che ogni uomo ha dentro di sè. Solo con la Sapienza, cioè con il cuore unito alla ragione, possiamo cogliere la concordanza nel mondo. E iniziare a indagare il mistero, che è dentro di noi prima che intorno a noi.

Simone De Clementi

 

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Intelligenze multiple

“I test del QI di Binet sono stati accettati senza discussioni per sei decenni, ma negli anni Settanta del Novecento le idee sull’intelligenza cominciarono a cambiare. Howard Gardner, Robert Ornstein, io e altri ci rendemmo conto che esistevano molti tipi diversi di intelligenza, e che ognuna di esse agiva in armonia con ciascuna delle altre, se adeguatamente sviluppate. Una persona davvero intelligente non è chi sa solo blaterale parole e numeri; è chi sa reagire “intelligentemente” a tutte le opportunità, gli stimoli e i problemi proposti dall’ambiente. La vera intelligenza consiste nell’impegnare il cervello in ogni aspetto della vita: si fa sport con il cervello; ci si relaziona con gli altri con il cervello; si fa l’amore con il cervello. Tutta la vita, in realtà, è una questione di cervello!”

(Tony Buzan, 2000)

Intelligenza e Intelligenze...

Non di una sola intelligenza è fatto l’uomo …

Allargare gli orizzonti. Tony Buzan (Londra, 1942) autorità mondiale per quanto riguarda il campo delle attività cerebrali e delle capacità di apprendimento e di pensiero, ribalta la nostra concezione tradizionale dell’intelligenza basata soltanto su prove e test. Non esiste soltanto l’intelligenza linguistica, non è più importante l’intelligenza matematica o la logica. L’uomo è molto di più, perchè la nostra mente ha poteri illimitati, spesso ancora sconosciuti a noi stessi. la vita stessa è un atto intelligente che ciascuno interpreta a suo modo. E proprio questa capacità di adattamento, di mettere in relazione cose, persone, sensazioni, di usare i propri talenti è intelligenza. fare reti è intelligenza; copiare e riadattare è intelligenza; socializzare è intelligenza; creare, fotografare, dipingere, suonare è intelligenza; vedere il mondo, amare, cambiare è intelligenza. parole e numeri sono soltanto una delle intelligenze di cui disponiamo: le più sicure perchè più misurabili. Ma in fondo, a ben pensarci, le meno interessanti …

Simone De Clementi

 

Ripartire dalle città per una nuova visione

Robert Kennedy“Ogni nostra città è oramai il luogo di quasi tutti i problemi della vita americana: povertà e odio razziale, fallimento scolastico ed esistenze stentate, oltre agli altri mali della nuova nazione urbana – traffico congestionato, immondizia, pericoli, mancanza di propositi, – che affliggono tutti tranne i più ricchi e fortunati. Parlare delle condizioni di vita nelle città, pertanto, significa parlare delle condizioni di vita in America. Migliorare le città significa migliorare la vita del popolo americano. La città è un luogo dove gli uomini dovrebbero essere in grado di vivere con dignità, in sicurezza e in armonia; dove i più grandi risultati della civilizzazione moderna e i piaceri senza tempo offerti dalla bellezza naturale dovrebbero essere a disposizione di tutti. Se questo è ciò che desideriamo, avremo bisogno di ben altro rispetto ai programmi sulla povertà, ai programmi sull’edilizia e a quelli sull’occupazione, sebbene queste cose siano pure necessarie. Avremo bisogno di un flusso di immaginazione, di inventiva, di disciplina e di duro lavoro mai raggiunti da quando i primi avventurieri partirono per conquistare lande sconosciute.

(Robert F. Kennedy, 15 agosto 1966) 

In queste parole di Robert F. Kennedy (Brookline, 1925 – Los Angeles, 1968) vi è al centro la città. La città americana, certo. Ma dopo anni le sue parole sembrano adattarsi a un contesto differente, come quello delle città del nostro Paese. L’Italia è l’Italia dei Comuni, delle città. Amministrare con lungimiranza e responsabilità una città significa davvero migliorare la vita dei cittadini. Robert Kennedy indicava alcuni “nodi” del governo cittadino, molto attuali. Oggi a complicare le cose è arrivata la crisi, strutturale e non congiunturale; è arrivata la globalizzazione; vi sono i nuovi scenari internazionali ed i flussi di milioni di persone di differenti culture che cercano una convivenza pacifica. Occorrono più che mai menti illuminate. occorre collaborazione. Occorre andare oltre le ideologie e immaginare nuove soluzioni. In fondo, una sfida esaltante che potrebbe farci tornare grandi come furono grandi molti governi comunali.

Simone De Clementi

La fortuna sorride a chi cerca senza scopo

“Quando qualcuno cerca,” rispose Siddartha “allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla, non possa assorbir nulla, in sè, perchè pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perchè ha uno scopo, perchè è posseduto dal suo scopo. Cercare significa: avere uno scopo. Ma trovare significa: esser libero, restare aperto, non aver scopo. Tu, venerabile, sei forse di fatto uno che cerca, poichè, perseguendo il tuo scopo, non vedi tante cose che ti stanno davanti agli occhi”.

  (Hermann Hesse, “Siddartha”)

Perdersi per poi trovarsi … Quale saggezza vi è dietro queste righe di Hermann Hesse. Questo concetto lo possiamo trovare applicato nella ricerca, nel lavoro, nei rapporti interpersonali. Quale affanno spesso si prova per trovare una soluzione: si considera ogni cosa, si immaginano scenari, si descrivono i passi… e non si ottiene nulla! Poi all’improvviso, lasciando i paraocchi di un modello o di una teoria … per un motivo sconosciuto e imprevisto … ecco la scoperta… ecco davanti a noi un nuovo mondo. Lo stesso vale per le relazioni umane, per le amicizie. La vita ci conduce a volte in vicoli ciechi. Noi per uscirne … desideriamo, vogliamo ardentemente intrecciare relazioni. Cerchiamo amicizie, amori, relazioni … cerchiamo e non troviamo. Ma quando meno ce lo aspettiamo, quando magari rinunciamo a ogni disegno e decidiamoHermann Hesse, Acquerello  di tirare i remi in barca … ecco che la vita ci sorprende. Vivere in libertà e senza affanni sembra essere dunque la via per scoprire molto. Come ogni storia, avventura o viaggio del resto ci insegna.

Simone De Clementi