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Intelligenze multiple

“I test del QI di Binet sono stati accettati senza discussioni per sei decenni, ma negli anni Settanta del Novecento le idee sull’intelligenza cominciarono a cambiare. Howard Gardner, Robert Ornstein, io e altri ci rendemmo conto che esistevano molti tipi diversi di intelligenza, e che ognuna di esse agiva in armonia con ciascuna delle altre, se adeguatamente sviluppate. Una persona davvero intelligente non è chi sa solo blaterale parole e numeri; è chi sa reagire “intelligentemente” a tutte le opportunità, gli stimoli e i problemi proposti dall’ambiente. La vera intelligenza consiste nell’impegnare il cervello in ogni aspetto della vita: si fa sport con il cervello; ci si relaziona con gli altri con il cervello; si fa l’amore con il cervello. Tutta la vita, in realtà, è una questione di cervello!”

(Tony Buzan, 2000)

Intelligenza e Intelligenze...

Non di una sola intelligenza è fatto l’uomo …

Allargare gli orizzonti. Tony Buzan (Londra, 1942) autorità mondiale per quanto riguarda il campo delle attività cerebrali e delle capacità di apprendimento e di pensiero, ribalta la nostra concezione tradizionale dell’intelligenza basata soltanto su prove e test. Non esiste soltanto l’intelligenza linguistica, non è più importante l’intelligenza matematica o la logica. L’uomo è molto di più, perchè la nostra mente ha poteri illimitati, spesso ancora sconosciuti a noi stessi. la vita stessa è un atto intelligente che ciascuno interpreta a suo modo. E proprio questa capacità di adattamento, di mettere in relazione cose, persone, sensazioni, di usare i propri talenti è intelligenza. fare reti è intelligenza; copiare e riadattare è intelligenza; socializzare è intelligenza; creare, fotografare, dipingere, suonare è intelligenza; vedere il mondo, amare, cambiare è intelligenza. parole e numeri sono soltanto una delle intelligenze di cui disponiamo: le più sicure perchè più misurabili. Ma in fondo, a ben pensarci, le meno interessanti …

Simone De Clementi

 

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La fortuna sorride a chi cerca senza scopo

“Quando qualcuno cerca,” rispose Siddartha “allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla, non possa assorbir nulla, in sè, perchè pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perchè ha uno scopo, perchè è posseduto dal suo scopo. Cercare significa: avere uno scopo. Ma trovare significa: esser libero, restare aperto, non aver scopo. Tu, venerabile, sei forse di fatto uno che cerca, poichè, perseguendo il tuo scopo, non vedi tante cose che ti stanno davanti agli occhi”.

  (Hermann Hesse, “Siddartha”)

Perdersi per poi trovarsi … Quale saggezza vi è dietro queste righe di Hermann Hesse. Questo concetto lo possiamo trovare applicato nella ricerca, nel lavoro, nei rapporti interpersonali. Quale affanno spesso si prova per trovare una soluzione: si considera ogni cosa, si immaginano scenari, si descrivono i passi… e non si ottiene nulla! Poi all’improvviso, lasciando i paraocchi di un modello o di una teoria … per un motivo sconosciuto e imprevisto … ecco la scoperta… ecco davanti a noi un nuovo mondo. Lo stesso vale per le relazioni umane, per le amicizie. La vita ci conduce a volte in vicoli ciechi. Noi per uscirne … desideriamo, vogliamo ardentemente intrecciare relazioni. Cerchiamo amicizie, amori, relazioni … cerchiamo e non troviamo. Ma quando meno ce lo aspettiamo, quando magari rinunciamo a ogni disegno e decidiamoHermann Hesse, Acquerello  di tirare i remi in barca … ecco che la vita ci sorprende. Vivere in libertà e senza affanni sembra essere dunque la via per scoprire molto. Come ogni storia, avventura o viaggio del resto ci insegna.

Simone De Clementi