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Diritto Collaborativo: una prospettiva innovativa per risolvere i conflitti

L’educazione dovrebbe inculcare l’idea che l’umanità è una sola famiglia con interessi comuni. Che di conseguenza la collaborazione è più importante della competizione”

(BertrandRussell)

Il diritto collaborativo è un metodo alternativo e stragiudiziale, che consente di evitare un procedimento contenzioso avanti il tribunale.

Il concetto di processo collaborativo è stato elaborato nel 1989 da Stuart Webb, un avvocato americano, specializzato in diritto di famiglia, che aveva compreso che la soluzione giudiziaria nel divorzio infliggeva danni più gravi alle famiglie del divorzio stesso.

Dal 1989 la pratica collaborativa si è diffusa sempre più negli Stati Uniti e nel mondo ed è risultato un metodo con un alto tasso di riuscita e di soddisfazione che, come emerso da diversi studi, evita ulteriori giudizi contenziosi dopo la separazione o il divorzio.

Nelle controversie di diritto di famiglia, questo pratica permette di trovare una soluzione soddisfacente per tutti i componenti della famiglia in primo luogo i figli.

Si tratta di un nuovo modo di separarsi con rispetto e in modo razionale.

Il procedimento è centrato sui coniugi o partner e guidato dagli stessi.

Il procedimento consiste in una negoziazione che riunisce le parti e i loro rispettivi avvocati, che li consigliano e assistono, in uno spirito di collaborazione, per trovare una soluzione concordata nell’interesse di tutti.

Il diritto collaborativo è una efficace alternativa al Tribunale e nella maggior parte dei casi risolve realmente i problemi delle coppie in crisi che, alla fine del procedimento, si rivolgono al Tribunale solo per formalizzare l’accordo raggiunto.

Le parti con laiuto e lassistenza dei loro avvocati, controllano il procedimento, tutti

lavorano in un clima di cooperazione e di fiducia che riduce la tensione emotiva del conflitto, così le parti possono concentrarsi sulla ricerca di soluzioni condivise senza pressioni o condizionamenti connessi alla minaccia del ricorso al tribunale.

Da ultimo si deve sottolineare che il procedimento collaborativo è più rapido di quello giudiziale e di conseguenza ha costi minori.

(Avv. Armando Cecatiello, Milano)

L’avvocato Armando Cecatiello, esperto in Diritto Collaborativo

www.cecatiello.it

 

 

 

 

 

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Quale papà?

“Sto per diventare padre. La prima immagine a distogliermi da un’euforia folleggiante, gioiosa di lacrime, abbracci, miracolosità è il vuoto che finalmente sto per riempire. Sarò padre con la stessa dedizione con la quale non avrei voluto smettere di essere figlio”.

(Sebastiano Mondadori)

Papà: due sillabe un po’ giocose, quasi identiche che nascondono un impegno grande, un ruolo di difficile interpretazione. E che diviene ancor più difficile in caso di separazione, se si vuole provare almeno a vivere questa condizione con responsabilità.  Così almeno credo io, e lo dico riflettendo sulla mia esperienza di papà separato, a prescindere dai sacri testi delle coppie modello. Dopotutto, quando una storia finisce non finisce la vita: si chiude piuttosto un progetto, non nel migliore dei modi certo, perchè si chiude con un fallimento. Ma si chiude anche con il dono alla nostra vita di vissuti, emozioni e regali meravigliosi che ci sengeranno la vita per sempre, come i figli appunto. Già, i figli. Più che un problema, per un padre dovrebbero essere una risorsa, degli  occhi che possono insegnare  che c’è un modo diverso di vedere le cose. Dopo le normali zuffe iniziali, gli sgarbi, le ripicche, i figli sono per i papà un esempio oltre che un aiuto, un richiamo alla presenza e alla responsabilità. In fondo … qual è il ruolo di un padre? Io lo intendo come uno stimolo verso la crescita, la forza d’animo, il gioco. Questo credo che in fondo ci chiedano i nostri figli: una presenza serena, anche se separata dalla mamma, capace però di condividere con lei un progetto educativo e di donare del tempo, donando emozioni e concretezza. Un papà normale, capace di rispettare le persone e in grado di ammettere i propri errori. Un modello imperfetto ma vicino. Un uomo, in fondo un povero uomo, capace però di accompagnarli nella vita …

Simone De Clementi

Presenza: quello che un papà può dare …